Questa sera, pochi minuti dopo la campana di chiusura a Wall Street, due delle società più discusse dell’anno salgono sul banco dei testimoni nella stessa ora: Alphabet e Tesla presentano i risultati del secondo trimestre 2026. È la serata più importante di questa stagione delle trimestrali, non perché le due aziende abbiano molto in comune, ma perché pongono al mercato due domande quasi opposte. Ed entrambe portano allo stesso punto: regge ancora il premio di valutazione che gli investitori pagano per tutto ciò che porta l’etichetta «intelligenza artificiale» o «crescita», oppure il mercato è corso avanti rispetto ai propri fondamentali?
Il momento non potrebbe essere più carico. Dopo che la caduta dei semiconduttori della settimana scorsa ha spinto l’indice SOX in un mercato ribassista ufficiale il 17 luglio, la marea è cambiata di nuovo all’inizio di questa settimana: il Kospi sudcoreano, il sismografo del commercio globale dell’IA, è balzato del 4,6 per cento, con Samsung e SK Hynix a guidare il rimbalzo. L’S&P 500 è di nuovo vicino al suo record, intorno ai 7.500 punti. Allo stesso tempo, il petrolio è salito di oltre il quattro per cento mercoledì dopo che il segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato che l’Iran «non è serio» sui negoziati, mentre le forze statunitensi colpivano obiettivi militari iraniani per l’undicesima notte consecutiva. In questo clima nervoso presentano i conti Alphabet e Tesla. È una serata in cui la convinzione deve misurarsi con i numeri.
Due giganti, una notte, due domande opposte
Il vero fascino di questa sera sta nello specchio. Alphabet e Tesla rappresentano i due estremi della stessa scommessa.
Per Alphabet la domanda è: puoi spendere abbastanza? La casa madre di Google ha alzato la previsione di investimenti per l’intero anno a 180-190 miliardi di dollari e ha anticipato un ulteriore «aumento significativo» per il 2027. Nel primo trimestre gli investimenti sono esplosi del 107 per cento su base annua, a 35,7 miliardi di dollari, con la parte del leone destinata a data center per l’IA, chip e reti. Il titolo ha sostenuto finora questo sforzo, ma solo finché il lato dei ricavi tiene il passo. La prova di questa sera: quell’enorme esborso di capitale si converte in modo visibile in ricavi, soprattutto nella divisione cloud?
Per Tesla la domanda è esattamente rovesciata: puoi guadagnare abbastanza? Il costruttore di veicoli elettrici ha messo a segno un trimestre record, con 480.126 consegne, il 25 per cento in più rispetto all’anno precedente. Ma il dato delle consegne è noto da tempo; la cifra ancora aperta è il margine. Quel record di vendite è stato comprato con gli sconti? Il margine lordo dell’auto al netto dei crediti regolatori è la riga più osservata della serata.
Uno deve dimostrare che il suo denaro lavora. L’altro deve dimostrare che la sua crescita è redditizia. Insieme formano il singolo dato più completo della settimana sulla domanda se il ciclo dell’IA e della crescita stia generando rendimenti reali.
Alphabet: i conti dietro la scommessa da 185 miliardi
Partiamo dalle attese. Il consenso degli analisti prevede per il secondo trimestre un utile per azione di circa 2,86 dollari — in aumento di quasi il 24 per cento su base annua — con ricavi tra circa 116,8 e 120,2 miliardi di dollari. Ma il cuore dell’attenzione non è il business della ricerca, solido ma maturo, bensì Google Cloud. Qui Wall Street si aspetta una crescita di circa il 63 per cento, e Bank of America ha alzato la sua stima al 70 per cento.
Perché il cloud conta così tanto? Perché è la prova diretta che gli investimenti nell’IA generano denaro. Se Alphabet riversa 185 miliardi di dollari nei data center mentre i ricavi del cloud crescono contemporaneamente oltre il 60 per cento, allora la catena «spendere – costruire capacità – affittarla – guadagnare» appare intatta. Se invece la crescita del cloud inciampa mentre gli investimenti continuano a salire, si apre esattamente quella forbice tra spesa e ritorno che mette in discussione l’intero commercio dell’IA.
Un dettaglio meno osservato ma rivelatore è il portafoglio ordini della divisione cloud: i ricavi contrattualizzati ma non ancora contabilizzati. È l’indicatore anticipatore della rapidità con cui la capacità appena costruita si trasforma in cassa. Altrettanto importanti sono i segnali sui margini: i data center di questa scala generano ammortamenti enormi che si riflettono sul conto economico solo nell’arco di anni. Gli investitori restano generalmente a proprio agio con investimenti elevati finché ricavi e utili continuano a crescere in salute, ma qualsiasi segnale che il rendimento di quegli investimenti stia rallentando metterebbe subito sotto pressione il titolo. I prezzi obiettivo degli analisti coprono un ventaglio ampio: KeyBanc ha di recente alzato il suo obiettivo a 445 dollari, e Wells Fargo ha migliorato il giudizio a «sovrappeso» con un obiettivo di 387 dollari.
Tesla: il volume record incontra l’ora della verità sul margine
Per Tesla l’impostazione è psicologicamente opposta. La buona notizia — 480.126 consegne, il trimestre più forte da tempo — è già contabilizzata. Ciò che manca è il prezzo che Tesla ha dovuto pagare per ottenerla. Il consenso sui ricavi si attesta intorno ai 26,4 miliardi di dollari, l’utile per azione a circa 0,53 dollari. Ma le stime divergono in modo insolitamente ampio, da circa 22,3 miliardi a oltre 29 miliardi di dollari, segno che gli analisti non concordano su quanto Tesla abbia dovuto scontare per muovere un numero record di auto.
La metrica centrale è il margine lordo dell’auto al netto dei crediti regolatori sulle emissioni. Quel margine è cresciuto per quattro trimestri di fila, dal 12,5 per cento del primo trimestre 2025 al 19,2 per cento del primo trimestre 2026. Che questa serie raggiunga un quinto trimestre è il dato di redditività più osservato dell’intero rapporto. Se la serie si interrompe, conferma il sospetto che le consegne record siano state comprate a scapito del prezzo. Se regge, è un segnale potente che Tesla può aumentare volume e redditività allo stesso tempo, il sacro graal di ogni costruttore di auto.
Sopra i numeri nudi aleggia la narrazione. Elon Musk userà il palco per parlare del servizio di robotaxi lanciato ad Austin a giugno e del robot umanoide Optimus. Qui sta precisamente il doppio carattere di Tesla: in certe serate il titolo reagisce più a una frase sulla guida autonoma che al margine. Lo stesso Musk ha smorzato le aspettative avvertendo che i ricavi da robotaxi non saranno «materiali» nel 2026. I mercati delle opzioni prezzano un movimento di circa il 7,6 per cento per la seduta successiva al rapporto, in entrambe le direzioni. Il titolo cede circa il 17 per cento da inizio 2026, intorno ai 420 dollari, ben al di sotto del suo massimo di 52 settimane di 498,83 dollari.
Lo sfondo di mercato: una ripresa sul filo del rasoio
Questi due rapporti non atterrano in acque calme. Dopo il segnale di mercato ribassista del settore dei chip la settimana scorsa, la ripresa di questa settimana ha una qualità fragile. Il balzo del 4,6 per cento del Kospi suggerisce che lo smontaggio delle scommesse a leva che a un certo punto avevano spinto l’indice quasi il 30 per cento sotto il picco stia volgendo al termine. Gli investitori tornano a scommettere che il commercio dell’IA abbia spazio per correre. Eppure mercoledì mattina i future statunitensi sono scivolati, con un calo dell’1,26 per cento dei contratti sul Nasdaq in testa: il mercato entra in questi numeri con cautela, quasi in tensione.
A ciò si aggiungono due disturbi esterni. Primo, il petrolio, salito di oltre il quattro per cento dopo che Washington ha definito poco serie le trattative con Teheran e le forze statunitensi hanno colpito obiettivi militari iraniani per l’undicesima notte di fila. Un prezzo del greggio persistentemente alto rode i margini di interi settori e tiene il tema dell’inflazione a fuoco lento. Secondo, la politica commerciale: il rappresentante per il commercio degli USA, Jamieson Greer, ha lasciato intendere che potrebbero arrivare nuovi dazi contro una serie di paesi; si aspetta «qualche azione presto». Per un mercato vicino al suo record, è una scenografia scomoda per due dei rapporti più importanti della stagione.
Che cosa c’è in gioco, ben oltre due titoli
Il motivo per cui questa notte pesa così tanto sta nell’effetto di trascinamento. Alphabet è uno dei maggiori acquirenti di infrastruttura per l’IA al mondo. Se conferma i suoi piani di investimento e dimostra che stanno dando frutti, è un vento a favore per l’intera catena di fornitura, da Nvidia ai produttori di memorie ai fornitori di reti. Se invece Alphabet delude sulla monetizzazione, la tesi che «spendere conviene» vacilla, e la pressione in vendita torna proprio su quei titoli dei chip che si sono appena ripresi.
Tesla, a sua volta, è la prova del nove per capire se le storie di crescita costose convertono le loro promesse in flusso di cassa. Dopo questa serata arrivano in rapida successione i prossimi pesi massimi: Intel presenta già giovedì, Microsoft e Meta il 29 luglio, Apple e Amazon il 30 luglio, e Nvidia chiude il giro a fine agosto. Questa sera detta il tono per tutto ciò che verrà dopo. Un doppio «beat» con una narrazione convincente potrebbe alimentare il rialzo; un doppio flop, o anche solo due previsioni deludenti, potrebbe soffocare sul nascere la cauta ripresa di questa settimana.
Per l’investitore in Italia
Chi guarda a questa serata dall’Italia non ha alcun titolo nazionale direttamente in gioco, ma molti indirettamente. Sul lato dell’IA, il grande cliente di data center che è Alphabet trascina l’intera catena europea: STMicroelectronics, tra i maggiori produttori di semiconduttori del continente, e società come Technoprobe e Reply si muovono al ritmo dello stesso appetito digitale. Sul fronte dell’auto, un messaggio di Tesla sulle guerre di sconti nel segmento elettrico ha una lettura per tutto il settore, dai marchi di massa a quelli premium come Ferrari, il cui posizionamento di lusso è però molto più difeso dalla pressione sui prezzi rispetto a quello di un produttore di massa. Anche Leonardo e l’insieme dei titoli industriali sentono indirettamente il clima di rischio che questa serata contribuirà a fissare.
Per l’esecuzione pratica vale il consueto quadro fiscale. In Italia, plusvalenze e dividendi da titoli scontano un’imposta del 26 per cento. Va ricordata l’asimmetria tra redditi di capitale e redditi diversi: le minusvalenze da azioni possono compensare solo con determinati tipi di plusvalenze, non con dividendi o con i proventi di molti ETF armonizzati. E la regola più importante resta: una singola serata trimestrale è un’istantanea, non una tesi d’investimento. Inseguire il movimento implicito di circa il sette per cento su Tesla è speculare, non investire.
Rischi e controargomenti: perché battere non basta
Forse la lezione più importante di questa stagione delle trimestrali è che superare le attese è diventato a buon mercato. Lo abbiamo visto di recente con Netflix, che ha presentato un trimestre record ed è comunque caduto a un minimo di 52 settimane, non per un numero debole, ma per la narrazione che c’era dietro. Con valutazioni elevate, ciò che decide il movimento non è più se la cifra supera il consenso, ma se le prospettive, il tono e la qualità della crescita giustificano la perfezione già prezzata.
Per Alphabet questo significa che perfino una crescita del cloud del 63 per cento potrebbe deludere se la guida sugli investimenti per il 2027 diventasse ancora più aggressiva e gli investitori riaprissero la domanda sul ritorno. Per Tesla significa che perfino un margine tenuto potrebbe andare perso se Musk restasse troppo vago sul robotaxi; o, al contrario, un margine debole potrebbe essere perdonato se la narrazione sull’autonomia convince. Entrambi i titoli possono battere i loro numeri e comunque scendere. È esattamente questo a rendere la serata così difficile da prevedere, e proprio per questo è meno un’occasione per scommettere che una prova di nervi. La postura più saggia è spesso non operare sulla reazione della prima ora, ma verificare due o tre giorni dopo quale delle due domande il mercato considera risolta.
Conclusione: una serata, due verdetti
Questa notte non emetterà un verdetto definitivo sul commercio dell’IA, ma una pagella intermedia molto rumorosa. Alphabet deve dimostrare che il maggiore impegno di capitale della sua storia si traduce in ricavi. Tesla deve dimostrare che un volume record è anche un volume redditizio. Un titolo è misurato sulla disciplina di spesa, l’altro sulla capacità di generare utili. Insieme dipingono l’immagine più nitida che avremo questa settimana dello stato degli angoli più cari del mercato. Per l’investitore, il messaggio è sobrio: ciò che conta non è il titolo delle 22:05 ora italiana, ma se le due domande opposte di questa serata ricevono risposta convincente. Il resto è rumore, e in una notte così ce n’è in abbondanza.
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