Il petrolio scende sotto i $100: perché i mercati scommettono su un accordo con l’Iran

Appena 24 ore dopo che il petrolio aveva superato la soglia dei $100, il sentiment sta cambiando. Il WTI Crude è sceso di oltre il 6% martedì, fino a circa $95 al barile. Il Brent è calato a circa $97. Il motivo: la speranza di un secondo round di negoziati tra Stati Uniti e Iran.

Cosa è successo

I colloqui di pace tra Stati Uniti e Iran a Islamabad si sono conclusi senza accordo nel fine settimana, dopo una maratona negoziale di 21 ore. Il presidente Trump ha successivamente annunciato un blocco dello Stretto di Hormuz. Lunedì il petrolio è schizzato sopra i $104 — il livello più alto dall’inizio del conflitto.

Poi l’inversione: Trump ha dichiarato che l’Iran si era fatto avanti e voleva negoziare. Il Pakistan sta lavorando per organizzare un secondo round di colloqui secondo la CBS News. Regno Unito e Francia stanno pianificando un vertice a Parigi venerdì per affrontare la riapertura dello Stretto di Hormuz.

Perché i mercati hanno reagito così in fretta

Il mercato del petrolio è attualmente un puro gioco di sentiment. I dati fondamentali — la produzione OPEC+ in calo di 7,9 milioni di barili al giorno dalla chiusura dello Stretto, l’Arabia Saudita che attiva il suo oleodotto verso il Mar Rosso — passano in secondo piano. Ciò che conta è una sola domanda: ci sarà un accordo oppure no?

L’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA) ha avvertito martedì che “la distruzione della domanda si diffonderà” se la scarsità e i prezzi elevati persisteranno. Con il petrolio a oltre $100, le compagnie aeree iniziano a tagliare i voli, gli spedizionieri scaricano i costi e i consumatori cominciano a ridurre la spesa.

Prezzi alla produzione: l’inflazione ritorna — o forse no?

I prezzi alla produzione statunitensi (PPI) diffusi martedì mostrano un quadro contrastante. L’inflazione headline è salita dello 0,5% — trainata da un’impennata del 8,5% dei prezzi energetici. Ma il PPI core è cresciuto solo dello 0,1%, ben al di sotto dello 0,5% atteso.

Il messaggio: l’inflazione è un problema legato al prezzo del petrolio, non un problema economico generalizzato. Se il petrolio scende, l’inflazione scende. Un altro motivo per cui i mercati sperano disperatamente in un accordo con l’Iran.

Cosa dovrebbero fare ora gli investitori

L’S&P 500 lunedì ha sostanzialmente azzerato tutte le perdite registrate dall’inizio del conflitto iraniano. Il Nasdaq è avviato verso il suo decimo giorno consecutivo in rialzo — la serie più lunga dal 2021. Il mercato sta già prezzando un accordo.

Questo è pericoloso. Se i negoziati dovessero nuovamente fallire, è probabile un brusco ritracciamento. Gli investitori dovrebbero realizzare parte dei profitti e mantenere posizioni nell’energia (Chevron, ExxonMobil) come copertura. Le prossime 72 ore saranno cruciali. Monitora il Fear & Greed Index per dati di sentiment in tempo reale.

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Daniel Herzog
AUTORE

Daniel Herzog

Fondatore di Butterfly Market Insider

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